gNewSense e il peccato originale di Debian

Sono i giorni della querelle Oracle-Google, delle mille discussioni riguardo la net neutrality dopo la notizia della proposta di un nuovo framework legislativo fatta dal solito Google insieme a Verizon, del non-si-sa-bene-cosa-sia progetto Codice Azuni.
Sono anche i giorni del 17° compleanno di Debian e del freeze di Squeeze. Entro la fine dell'anno la nuova stable verrà rilasciata e c'è fermento tra i debianisti, c'è la conta degli ultimi bug da fixare, c'è l'iperattività del nuovo dpl, c'è aria di una ritrovata voglia di rinnovamento: dagli screenshot in packages.debian.org, allo Squeeze Artwork Contest, al nuovo servizio di podcast, etc.

Diverse distribuzioni derivate (soprattutto da Ubuntu) hanno scelto di "migrare" a Debian come, ad esempio, CrunchBangLinux e gNewSense.
Se la prima è una distribuzione che si è sempre distinta per la sua velocità e per il suo look accattivante, la seconda è diventata famosa in quanto "portabandiera" delle distribuzioni sponsorizzate e sostenute dalla Free Software Foundation.
La sua "entrata in società" risale agli inizi di Novembre del 2006 quando, proprio sul sito della FSF, comparve l'annuncio:

gNewSense (http://www.gnewsense.org) is a free software GNU/Linux distribution created by two Irish free software advocates, Brian Brazil and Paul O'Malley, and is based on the Ubuntu and Debian distributions. The goal of gNewSense is to provide users with a software package that offers the stability of Ubuntu with the addition of freedom.

Dopo circa tre anni e mezzo, nel Marzo 2010, Karl Goetz, project leader di gNewSense, nella mailing list sviluppatori, annunciò:

gNewSense 3 will be rebased from the current Debian stable, to Debian testing, as soon as it is frozen by the Debian release managers.

Le motivazioni dell'abbandono di Ubuntu per Debian sono chiare:

  • Debian separa meglio il software free da quello non-free; questo comporta una maggiore facilità nel realizzare una derivata del tutto libera;
  • Debian supporta architetture "interessanti" come mipsel, l'architettura del Lemote Yeelong, il primo laptop davvero libero.

L'infrastruttura messa a disposizione da Debian, insomma, ha allettato i maintainer di gNewSense che hanno deciso di avvalersene per portare avanti il proprio progetto.

Debian non è tra le distribuzioni sostenute dalla FSF in quanto, fra le altre cose (ironia della sorte), continua a mantenere il repository non-free "tentando" (a dire della FSF) gli utenti ad installare software non libero all'abbisogna. Nulla di strano perchè ciò è in linea con la fermezza che da sempre contraddistingue le scelte (spesso scomode e politically scorrect) di Stallman e compagnia bella: nessuna deroga a nessuno.
Mai.

Ritengo che sia la strada più giusta da seguire se non si vuole finire nella melma come è successo a Canonical da quando ha "aperto" sconsideratamente a politiche di commistione commerciale tanto da cominciare ad accettare software proprietario, da mettere ai voti la fuoriuscita dal movimento GNU, etc.

La "fermezza" della FSF è giustificata dal fatto che il punto "focale" rimane quello del controllo sugli utenti che i produttori di software proprietario esercitano vincolandoli e mettendo in atto politiche più o meno velate di vero e proprio controllo e condizionamento.
In parole povere: tolgono all'utente la libertà in nome dei propri interessi.

A mio avviso, più della maniacale ricerca di cavilli e di codicilli legali all'interno delle licenze software, il compito più arduo che è sempre spettato a Stallman e al suo gruppo di fedelissimi è quello di tenere sveglie le coscienze, di informare, di mettere in guardia riguardo ai rischi, di proporre alternative al software proprietario.

Il problema è che, temo, il giorno in cui il buon Richard dovesse decidere di godersi la meritata pensione... il movimento che ha fondato e che ha portato avanti per decenni rischia di collassare perchè, andando via lui, il panorama di "teorici", di "filosofi" del software libero sembra abbastanza desolante.
Sono pochi quelli che dimostrano di avere una "bella testa" per ragionare.
Molto pochi.
La maggior parte degli attivisti della FSF e dei gruppi satelliti ad essa mi danno l'impressione di essere nulla più che una mandria di bisonti lanciati in una corsa folle, avvolti dalla densa polvere che sollevano i tanti zoccoli al galoppo, ciecamente seguendo il capobranco.
Che succede in una mandria di bisonti se il capobranco si ferma improvvisamente? O se cambia repentinamente direzione dirigendosi (chissà perchè) verso un dirupo? Succede che tutti lo seguono: o si fermano o si schiantano.
Temo che il movimento del software libero corra proprio questi rischi: fermarsi o schiantarsi.

A mio avviso manca una organizzazione che funzioni "a prescindere" dal suo leader maximo. Manca unità, mancano idee, manca coordinazione, manca lo spirito.
Mancano i "modi".

In giro per la rete si vedono servizi di microblogging utilizzati unicamente per ciclostilare notizie (come se i feed non esistessero già) o per richiedere adesione alle varie petizioni online. Si vedono mailing list autoreferenziali e molto poco frequentate in cui l'attività di diffusione è sempre preceduta da tignose precisazioni distribuite ad ufo riguardo ai rigidi dettami da seguire per poter essere accettati nel gruppo, in cui parecchi progetti risultano abbandonati semplicemente perchè manca chi se ne occupa e in cui l'ingresso di nuovi iscritti è sempre più raro visto l'ambiente stupidamente elitario che si vuole mantenere.

Ho letto (anche ultimamente) discussioni realmente grottesche nelle quali si preferiva sottolineare tignosamente che Debian non era considerata distribuzione "libera" e che se si voleva tenere un talk pubblico a nome di quel gruppo, bisognava farlo utilizzando solo le distribuzioni sponsorizzate dalla FSF e nessun'altra.
In teoria tutto ciò non fa una grinza.
Peccato che l'interlocutore fosse una persona con un decennio di Debian col solo ramo main abilitato e kernel libre sulle spalle e non l'ultimo pivello arrivato.
Non risulta troppo difficile capire i motivi di una così bassa partecipazione all'interno di certi gruppi.

Per carità, ognuno faccia come crede più giusto ma (a mio parere) se la gente che dovrebbe cercare di "portare avanti" il movimento è tutta di questo genere... temo che la strada che rimane da percorrere al free software sia, ahimè, realmente breve.

Mettere i paraocchi non ha mai portato da nessuna parte... e a fare i cavillosi sono buoni tutti. La stessa gNewSense potrebbe essere facilmente essere messa sotto "accusa".

Basterebbe porre una sola domanda: come ha fatto gNewSense ad essere accettata nel novero delle distribuzioni completamente libere dalla Free Software Foundation?

E' sotto gli occhi di tutti che:

  • Mono, il famigerato Mono tanto sdegnato (a ragione) proprio da Stallman con tutto il suo corredo di applicazioni (da F-Spot a seguire) è presente al gran completo nell'installazione di default. Sì, è sotto licenza GPL ma Stallman ha più volte chiesto a chiare lettere di starne lontani... Perchè c'è Mono? Dov'è la "coerenza" in questo?

  • Cliccando sull'icona di un file mp3 (o altro file che usa un codec proprietario), gNewSense installerà il relativo codec (gstreamer0.10-plugins-bad e/o gstreamer0.10-plugins-ugly) senza neanche avvisare che si sta per installare un codec grazie al quale ci si avvarrà di un formato audio proprietario e non-free. Ma come, si critica tanto la presenza del pacchetto nvidia-xconfig nel repository main di Debian perchè, sebbene GPL, serve a configurare un driver proprietario e poi... ripeto la domanda: che coerenza c'è?

  • la futura gNewSense sarà basata su Debian, ovvero: no Debian == no gNewSense!

Come ha fatto la FSF a non accorgersene? Come fanno certi attivisti del free software ad accettare di utilizzarla e a consigliarla?
Non è infinitamente meglio (anche se "un filo" più lungo) partire da una Linux From Scratch e tirar su una distribuzione coi controfiocchi totalmente libera?
Ah già, ci vuole tempo... ;-)

(Il tutto detto con puro spirito goliardico/vacanziero.
Voglio augurarmi che magari - sebbene facendo incazzare qualcuno - si possa ottenere il risultato di stimolare, in un modo sicuramente poco convenzionale, un certo tipo riflessione.)

Ma insomma, signori, finiamola di giocare. Di quali problemi si discetta?
Continuiamo all'infinito a far ripicche da bambini o capiamo che è ora di cominciare a ragionare un pò?
Preferite davvero continuare a discutere del fatto che un sistema davvero "libero" sia solo quello che ti ritrovi apparecchiato grazie all'installer X oppure Y (con tutte le contraddizioni del caso) e che uno che invece ti costruisci pezzo per pezzo, scegliendo componenti liberi (con tutte le contraddizioni del caso), no?
Avete intenzione ancora per molto di rivolgere le vostre teorizzazioni al fatto che Debian va bene come base visto che è l'unica a poter essere installata su architetture particolari (vedi Yeelong) ma non va bene come base di utilizzo di software libero anche col solo ramo main abilitato?

O forse tutto questo non è altro che un allegro insieme di semplici seghe mentali, soprattutto in certi contesti?

E' più importante cercare di "instillare" consapevolezza nel prossimo, oppure serdersi su un ramo e pontificare?
E se il ramo in questione è proprio uno dei rami di Debian... viene o no da ridere un pò?

Trovo questo tipo di dinamiche davvero deprimenti.
Non riesco ad immaginare l'effetto che potrebbero fare a coloro i quali si avvicinano per la prima volta al mondo del software libero.

In cosa consiste il mestiere di evangelista del free software?
Se è quello che vedo in giro è un mestiere nato morto. E' solo un'etichetta appiccicata sulla home page di qualche blog.
Chi si pensa possa essere "evangelizzato" in questo modo se si parla solo fra simili, se si prendono tignose distanze come quelle appena commentate...

Tutto questo serve a qualcosa?

Credo che ci si debba dare tutti una bella svegliata.
Gli asceti, gli zarathustra è giusto che stiano sul monte.
Qui a terra c'è bisogno di gente che si sporchi le mani, non che metta i guantini di lattice. C'è bisogno di chi entri in aule affollate di laptop con frutta morsicata stampata sopra i lid e che parli, dimostri, accetti il confronto.
C'è bisogno di gente che sappia ragionare.

Magari mi sbaglio ma mi sembra che gli attivisti italiani siano abbastanza "fermi" per quanto riguarda gli interventi sul territorio. O sono fermi o non pubblicizzano adeguatamente il loro operato. In entrambi i casi commettono degli errori marchiani.
Se sono "fermi" farebbero meglio a "fare" le cose, ad incontrare "de visu" la gente, a diffondere "in pratica" e non a limitarsi a tignoseggiare su questo o quel particolare.
Non pubblicizzando adeguatamente il loro contributo, parimenti, disperdono un patrimonio "culturale" di importanza strategica: sarebbe tremendamente interessante capire come "affrontano" la gente, come organizzano i talk. Sarebbe interessante che il materiale relativo agli incontri fosse condiviso, discusso.
Dove si possono trovare testimonianze concrete dell'attività "di campo" di questa gente?

Temo che ci sia disorganizzazione, che tutto sia lasciato alla casualità del momento, senza un programma organico e condiviso.
Mancano dei leader "veri", alla Stallman. Non servono i pecoroni. Sono più dannosi del software proprietario.

C'è poi bisogno (soprattutto) di chi scriva, di chi faccia della bella e sana filosofia del software libero. Una filosofia che possa essere capita da tanti, non da pochi.
C'è bisogno di chi la divulghi.

Svegliamoci gente!
Svegliamoci e guardiamoci intorno: il mondo corre... e il free software sta andando a puttane!

Andiamo nei luoghi in cui si consigliano gli nVidia proprietari invece dei nouveau o i plugin di Adobe invece di gnash a inzaccherarci per bene fino ai capelli.
Soltanto lì i semi che si piantano hanno una speranza di germogliare. Sul cocuzzolo di una montagna rocciosa non germoglia proprio niente.

C'è un programma, presente nei repo di Debian, molto criticato tra le file di certi attivisti: vrms (virtual Richard Matthew Stallman). In giro per la rete si trovano commenti di gente che ne definisce addirittura "oltraggioso" l'output visto che, ad esempio, emacs viene citato come non aderente alle DFSG...
Non discuto della validità di tali obiezioni e critiche nei confronti di un programma di cotale importanza strategica (si capisce che è una battuta, vero?), mi limito soltanto a far parlare la mucca:

pmate@deblibre:~$ cowsay $(vrms)
     _____________________________________
    / No non-free or contrib packages     \
    | installed on deblibre! rms would be |
    \ proud.                              /
     -------------------------------------
            \   ^__^
             \  (oo)\_______
                (__)\       )\/\
                    ||----w |
                    ||     ||

E questo mi basta, alla faccia dei soloni da quattro soldi. ;-)

Ritengo il mio sistema "libero" e "puro" perchè palese espressione della mia volontà di utilizzo di software assolutamente non proprietario.
Questo, dopo anni di GNU/Linux e di maturazione etica rispetto a certi temi non possono togliermelo nè le definizioni della FSF, nè i commenti spocchiosi di certa parte del movimento degli attivisti.
La differenza sostanziale è che mentre la FSF ha tracciato le linee guida, certa parte di attivisti ha semplicemente dimostrato che al di là di quattro micropost su identi.ca rimane davvero ben poco.

Happy Debian!