Via le palle dal cassetto

No, non è un titolo volgare, che vi viene in mente? E non è neanche un garrulo e materno rimbrotto riguardo al tenere in ordine le proprie cose non riempendo i mobili di casa di attrezzi sportivi di varia natura. Tantomeno si tratta di qualcosa riferito esclusivamente all'universo maschile (temo sempre la ghigliottina bobbittiana in caso di frasi "equivoche"). "Via le palle dal cassetto" deve essere letto in senso letterale: "Tiriamo via i gioielli di famiglia dal cassetto prima che questo venga chiuso..."
Cosa sono le palle? In natura sono fra gli aggeggi che compongono l'apparato riproduttivo maschile. In senso figurato invece sono il simbolo di un bene prezioso...
In entrambi i casi trattasi di materiale... delicato... e fragile...

Sono comuni frasi quali: "Ehi sorella, sei una donna con le palle!", oppure "Sono sicura di quello che dico: quel tipo è fantastico, non rompe mai le palle...".
È evidente quindi che il termine "palle" può riferirsi anche all'universo femminile.
È una parola che identifica un simbolo, non una caratteristica meramente fisica.

"Cassetto" è sì un "contenitore a forma di scatola che si inserisce in un pezzo di mobilia permettendo l'estrazione in orizzontale e consentendo in tal modo l'accesso al contenuto" (cit. wikipedia) ma è anche (sempre in senso figurato) un "luogo" buio ed angusto e soprattutto "duro"!
Se figuratamente chiuso nel momento stesso in cui le palle figurate siano figuratamente tra il mobile e il cassetto stesso... procurerebbe dolori non-solo-figurati lancinanti...
"Figuriamoci" se a qualcuno verrebbe mai in mente di fare una prova... o di lasciare che il suddetto figurato cassetto si chiuda senza affrettarsi a tirar via il bene prezioso e delicato di cui sopra...

Questo in linea teorica.

In realtà invece mi sembra che in molti siano masochisti e che attendano con goduria il momento sublime del dolore.

Spesso si legge nei libri (ehm, quei pochi che continuano a leggerli) che il bene più prezioso è la libertà. Essere noi stessi non può e non deve prescindere dall'essere liberi. E cosa significherà mai "essere liberi" se non avere la possibilità di fare e di dire tutto quello che ci viene in mente?
Solo i matti sono liberi davvero. I matti e i bimbi piccoli che matti lo sono ancora di più.
Tutto il resto è schiavitù: dei governi, delle mode, del denaro...

Negli ultimi mesi la vicenda wikileaks ha riempito documentari, servizi televisivi, reportage giornalistici, blog, etc. Ha invaso la tranquilla vita dei pettegoli dei social network, ha smosso la società civile non solo da un punto di vista metaforico ma anche pratico. Manifestazioni, raccolte di firme, conferenze, etc.
(beh non proprio tutta tutta la società civile... alcuni erano troppo impegnati a deblobbare il kernel debian e a pontificare e non se ne sono accorti nemmeno... ma vabbè sono scusati: lavoravano per noi... burp!).

Il punto è che condita come è stata di risvolti sexy-comici (preservativi rotti e norme svedesi incluse) sembra che la vicenda, piano piano, stia scivolando sotto silenzio. Anzi mi viene da pensare che se non fosse stato per due attraenti signorine (imbeccate da chi?) della vicenda si sarebbero interessati davvero in pochi. Il governo statunitense e pochi altri.
D'altronde le notizie che più sono state date in pasto all'opinione pubblica fra quelle messe in piazza da wikileaks non è che siano delle scoperte copernicane... insomma che in giro ci siano primi ministri puttanieri o che l'assalto a Google sia stato preordinato in quel di Pechino non è che siano proprio degli scoop...

Ma almeno un pò di certe cose s'è parlato.

Certo i media sottacciono (volutamente?) quello che è il danno vero e devastante dell'onda lunga del wikileaks affaire...
Quanti hanno parlato di Amazon ad esempio? In quanti ne sanno qualcosa? Tra questi pochissimi quanti si sono indignati? Quanti hanno intrapreso delle azioni concrete?

Amazon, con la scusa di presunte violazioni dei termini di servizio, ha semplicemente "buttato fuori" wikileaks dai propri server... server nei quali il materiale pubblicato da Assange aveva trovato "rifugio" a causa degli innumerevoli (orditi da chi?) attacchi DOS subiti dai propri server in Svezia.
Ovviamente Amazon non è stata l'unica azienda a comportarsi così... (esempio: Taubleau Software) e guarda caso... tutti hanno agito dopo aver ricevuto spassionato invito di tale Lieberman, senatore americano famoso dalle sue parti per l'impegno censorio soprattutto in ambito internet.
Ma d'altronde cosa volete che importi delle sorti di uno sbandato australiano e dei suoi accoliti, di server e TOS, di leaks e controversie col governo statunitense?

In Italia abbiamo altri problemi.
L'accordo Regione Puglia-Microsoft... provate a chiedere in un bar o nella sala d'attesa di un parrucchiere per signora qualsiasi... sgraneranno tutti gli occhi...

"Vendola? Ma chi quello..."
"Sì sì quello..."
"E che ha fatto?... Aaaah e vabbè se è utile... Dicevo, hai visto chi è entrato nella casa del grande porcello?"

Che poi altro non sono che la naturale "evoluzione" delle discussioni di un pò di tempo fa...

"Pirate bay? Cos'è uno smartphone? Io ho il mio i-coso e me lo tengo stretto, lì le foto le vedo perfette...e poi vuoi mettere... scorro le dita sul touch e dopo un salto carpiato in torsione le twitto all'istante..."

Luoghi comuni? Può darsi.
Qualunquismo? Sicuramente sì.
Minestrone pressapochista? Certamente.

Lasciamo che il cassetto si chiuda inesorabile schiacciando le nostre palle e godiamo come ricci dal dolore... potrebbe essere divertente no?

Reagire e tirare via quelle palle no...?.

Ma insomma, di cosa si parla? Di libertà di parola? Di informazione?
Perchè non si prende spunto da quello che sta succedendo e si cerca di "costruirla" da zero una piattaforma di libertà?
Non parlo di anarchia, parlo di "distribuzione".
Se un dato, uno scritto, un documento, è "ospitato" da una unica entità... è molto facile che il prepotente di turno, a suo gusto, faccia in modo che sia reso inaccessibile se non ritenuto gradito. Che sia reso non più fruibile...
Cosa ben diversa succede se l'informazione viene distribuita.

I capoccioni che si divertono su facebook, myspace e similari a questo hanno mai pensato? Che fine fanno i propri dati, le proprie foto o i propri messaggi al momento in cui "qualcuno" decide di spegnere il giocattolo? Chi garantisce loro che le proprie abitudini, i propri contatti non vengano ceduti a terzi? Come fanno, di grazia, ad impedirlo?
Meglio, quei capoccioni si rendono conto che la loro sola presenza su quelle piattaforme non fa altro che ingrossare tasche e potere di pochi?
Ma è così difficile capirlo?

E fosse solo questione di social network...
E tutta la roba proprietaria che affolla gli hard disk? Ma insomma, non ci vuole un genio per rendersi conto che se non si ha la possibilità di "controllare" ciò che si fa girare sul pc si finisce per essere "controllabili", ostaggi di qualcosa che agisce a scatola chiusa.
Cosa c'è dentro la scatola? Cosa succede quando si compie una determinata operazione? E soprattutto: perchè non si può disporre di quello che si sceglie come meglio si crede?
Forse perchè non si sceglie...?

Ma anche questo non importa... l'importante è l'usabilità...

Non importa essere "coscienti" di limitazioni o obblighi... non conta niente quello se poi quei servizi, quei sistemi, quegli applicativi si continuano ad utilizzare...

La scusa sovrana qual'è? Che mancano le alternative?
Le alternative ci sono, eccome! Solo che se non si è in tanti a fruirne, se non si è in tanti a collaborare, a parlarne... non servoro ad una mazza...

La causa principale della latitanza, anzi dell'assenza di una classe dirigente illuminata ed accorta è il disinteresse nei confronti di certi temi che ha imperato in questi anni e che continua ad imperare oggi. Solo che, a differenza di venti o trenta anni fa, oggi quasi tutto gira attorno all'universo digitale: transazioni bancarie, rapporti interpersonali, lavoro, etc. Tutta la nostra vita è strettamente collegata a quello che succede in rete, agli strumenti informatici e di comunicazione che si hanno a disposizione.
La parola libertà nel XXI secolo ha radici molto diverse da quelle che aveva nei secoli passati e diversi sono gli strumenti per appropriarsene o per difenderla.
Una classe dirigente è lo specchio del livello culturale generale: più alto è il livello meno cretini a prendere decisioni, più attenzione ai valori, più coscienza.

Tanti anni fa era necessario armarsi di lance o fucili e combattere per privare qualcuno della sua libertà o per riappropriarsene.
Oggi basta semplicemente mettere in circolo un paio di reality show, una leggina da due soldi nei confronti degli ISP, balzelli e gravami burocratici vari sull'editoria in Internet e il gioco è fatto.
Senza neanche alzare il culetto dalla sedia. Bastano un monitor e una tastiera.

Non c'è (per lo meno in Italia ma temo anche da tante altre parti) una società civile coesa e consapevole riguardo a certi temi. Alla gente sembra quasi di perder tempo.
Una delle cose più subdole di tutte è quella di far passare il messaggio che la cosa più importante è che lo strumento informatico/tecnologico funzioni il più facilmente possibile e senza sforzi...

E invece no, bamboccioni!

Lo strumento informatico oggi è lo strumento di libertà più importante e potente che ci sia. È lo strumento di democrazia infinitamente più efficae che esista, molto di più del voto o della maggioranza relativa/assoluta alla Camera o al Senato.

Se non si è consapevoli di cosa si ha in mano, di cosa si dispone, si cede la propria libertà a terzi. La si regala.
Mantenere libero l'accesso all'informazione (a qualsiasi tipo di informazione), preservare la neutralità della rete, pretendere la trasparenza del software che si utilizza, affrancarsi dai monopoli e dalle imposizioni delle multinazionali dell'industria e della comunicazione significa garantire equità.
Significa libertà.

Siamo in grado di riprenderci questa libertà?
Siamo in grado di difenderla come si deve? Di "trasmettere" ai più giovani la sua essenza? Credo proprio di no, onestamente. Troppi pecoroni in giro, troppi fessi anzi troppi ciechi e troppi sordi (e non nel senso di handicap fisico ma di dabbenaggine mista a malafede).

Dovrebbero pensarci gli attivisti digitali a solleticare le coscienze riguardo a certi temi ma anche lì...
L'attivismo digitale spesso purtroppo soggiace a regole non scritte ma codificate. Di solito c'è un capobranco o peggio tanti micro-gruppi chiusi in se stessi ed impermeabili al mondo esterno.
Tutti convinti di avere ragione, tutti infoiati nel difendere i loro principi e i loro modi di fare.
E chi si avvicina? Chi si avvicina deve sottostare a quelle regole, nessuno spazio è concesso.
La "trasmissione" delle idee spesso è finta, inefficace.
Il "come" si fanno le cose è infinitamente più importante del "perchè".

Non ci si rende conto che se non si accetta il confronto, se non ci si inzaccherano i piedi, se la merda non la si prende con le mani e la si butta via... non si va da nessuna parte.
Sono bravi tutti a fare i fighetti parlando tra simili... e utilizzando codici linguistici e comportamentali che solo i propri simili possono comprendere...

Nel frattempo però, piano piano, il cassetto si sta chiudendo.
Le nostre palle sono sempre lì, appoggiate come se niente fosse, mentre noi siamo troppo impegnati a gingillarci col nuovo i-coso o a seguire in diretta i funerali del primo poveraccio che capita con tanto di gruppo sul social network e trasmissioni televisive a fiume.

Il mio AHIAAAA! lo grido in anticipo: i cori non mi sono mai piaciuti... lo sdegno piagnucoloso postumo e "comunitario" lo lascio volentieri ad altri...

Buon divertimento gente! ;-)