Bitcoin, moneta digitale e finanza creativa

L'economia e i suoi meccanismi ho provato a capirli tante volte, me li sono fatti spiegare da professori, amici, broker di borsa, pizzicagnoli, politici e ladri (vabbè lo so che...), mi sono sforzato di leggere riviste e quotidiani del settore ma sempre con risultati deprimenti.
È un altro dei buchi neri della mia formazione culturale e purtroppo non c'è modo di riempirlo. Proprio come ai tempi del liceo con la filosofia: l'unica cosa che io abbia mai capito e ricordato è che a un certo Talete piaceva l'acqua...
Deve trattarsi di una tara cromosomica, di un difetto congenito di comprensione che mi impedisce di razionalizzare concetti generali per applicarli alla vita reale.
In filosofia come in economia.
Se il led di una scheda di rete non si accende l'esperienza mi dice che probabilmente questa si è rotta ma se lo spread si impenna, il PIL cola a picco e le stock options vanno al mare l'unica cosa che l'esperienza mi comunica è il consiglio di non avvicinarmi allo sportello bancomat: potrebbe esplodermi in faccia!

Eppure non deve essere difficile: si tratta di denaro, di moneta.
Io do a te un pezzo di metallo o di carta con su stampigliato il simbolo EURO e tu mi dai qualcosa in cambio. Tu mi cedi un bene che possiedi in cambio di moneta con la quale, a tua volta, puoi acquistare altri beni e così via.
Questo dovrebbe chiamarsi "circolazione del denaro".
Già, ma cos'è il denaro?

C'è un passaggio che proprio non riesco a capire: se qualsiasi nazione è capace di stampare quanti pezzi di metallo/carta vuole... come mai esiste il debito pubblico? Voglio dire, se l'Italia ha un debito pubblico di X^n miliardi di euro, perchè la Zecca dello Stato non stampa X^n miliardi di pezzi di metallo/carta per pagare i creditori e amen? Potremmo ricominciare tutti a poterci permettere la casa al mare e tre viaggi l'anno...
Delle due l'una: o non funziona così o il mondo mi deve un nobel.
Propendo per la prima ipotesi.

Cosa manca nel mio ragionamento? Forse il concetto di "valore", di "denaro buono"?
Ci fu un tale, tanti tanti anni fa, che identificò cinque qualità precise che il denaro deve avere per essere considerato "buono":

  • durevolezza
  • divisibilità
  • solidità
  • maneggevolezza
  • valore intrinseco

Il tipo in questione si chiamava Aristotele, di professione... (ehm) filosofo...

L'unica sostanza in natura che possiede quelle cinque qualità è l'oro (argento e rame si possono deteriorare). Esso costituisce la "copertura" finanziaria del denaro: puoi emettere tutta la moneta che vuoi a patto che tu disponga di una riserva aurea che ne copra il valore.
Altrimenti nisba.
Detta così non ci sarebbe spazio per l'inflazione, il denaro non andrebbe mai incontro alla svalutazione, alla sua perdita di potere di acquisto e invece l'inflazione esiste.
Come è possibile?
È possibile quando arbitrariamente si attribuisce un valore troppo alto alla moneta rispetto a quanto si dovrebbe relativamente al valore dell'oro che si possiede.
In soldoni (gioco di parole geniale!) si stampa molto più denaro di quanto se ne possa coprire... e quando arriva il momento di doverlo coprire si è costretti ad accendere un debito visto che non si dispone dell'oro necessario per "pagare" tutta la moneta stampata.

Sintetizzando:

  • c'è l'esigenza di disporre di denaro
  • il denaro ha un "valore" certo: dipende dall'oro che si possiede
  • quando viene stampato più denaro di quanto oro si possegga si ha l'inflazione
  • quando c'è inflazione i prezzi salgono
  • quando i prezzi salgono sono cazzi per tutti, soprattutto per me!

È vero che il denaro viene stampato dallo Stato ed è vero che questo dispone di una propria riserva aurea per coprire la produzione di denaro ma è anche vero che il buon Dio ha inventato gli speculatori.
Ora, gli speculatori sono dei simpatici umoristi che si divertono a determinare le sorti del mercato a loro vantaggio approfittando di meccanismi particolari.
Quando gli speculatori incontrano sul proprio cammino politiche economiche "creative"... succede quello che, ad esempio, conosciamo bene a proposito dei prezzi del carburante:

  • la benzina deriva dal petrolio
  • un barile di petrolio oggi costa X dollari
  • se un barile di petrolio domani dovesse arrivare a costare X + n dollari anche la benzina costerà di più
  • se invece un barile di petrolio domani dovesse arrivare a costare X - n dollari, la benzina costerà di più lo stesso...

Questo è il tipico esempio di meccanismo economico che sono sicuro di non riuscire a capire mai!

Io purtroppo non capisco, mi incazzo e... basta... Satoshi Nakamoto, invece, "capisce", "si incazza" e tira fuori dal cilindro il bitcoin.

Come si può facilmente evincere dal nome (bit=bit, coin=moneta), trattasi di moneta digitale.
Negli ultimi anni di valute digitali se ne sono viste parecchie ma tutte avevano la caratteristica di essere "certificate" da un'autorità centrale a garanzia della validità. Insomma, cloni digitali delle monete reali, soggette alle stesse regole delle monete classiche, soggette all'inflazione, al mercato, alle speculazioni, etc.
Ogni transazione monetaria digitale ha sempre avuto bisogno di un intermediario fidato che fosse capace di "passare" il denaro dal conto di "Tizio" a quello di "Caio". A differenza del pagamento "a mano" nel quale se io passo una banconota ad un altro "materialmente" non la posseggo più, quello digitale è un insieme articolato di 1 e 0 generati da un elaboratore elettronico e quindi passibile di corruzione, di violazione.
L'intermediario (pensiamo a PayPal) ha appunto il ruolo di garantire il prelievo e il corrispondente deposito.

Il bitcoin supera questo schema classico, ne rivolta i paradigmi.
Non c'è nessuna autorità centrale che "controlla": la moneta virtuale vive e si alimenta in un circuito peer-to-peer. Sfrutta insomma la tecnologia tanto invisa ai paperoni del mercato cinematografico e discografico, l'unica capace di riportare Internet alle sue radici originarie: la condivisione di dati tra nodi di pari.
E lo fa garantendo sicurezza ed anonimità.
Alla sua base c'è il concetto di cryptocurrency ovvero di "moneta crittografica" dato che la crittografia viene utilizzata per prevenire contraffazioni e per restringere il problema della creazione di nuova moneta. I vantaggi rispetto al denaro "classico" sono evidenti: esso non può essere inflazionato da una banca centrale, non si corrono pericoli di speculazioni visto che non è affatto possibile produrne più di una cifra matematicamente conosciuta e, contrariamente a quanto può accadere con le transazioni online classiche, è impossibile appropiarsene in maniera illecita (a meno di non riuscire a rubare il supporto fisico sul quale si conserva il proprio portafoglio digitale...).

Ogni operazione di compravendita in bitcoin è un blocco di dati che viene firmato con la chiave pubblica del destinatario del pagamento e con quella privata di chi paga. Questo blocco viene crittato con un algoritmo SHA256 e va ad "agganciarsi" alla catena di blocchi che contiene tutte le transazioni effettuate con i bitcoin fino a quel momento. La "catena di blocchi" non è altro che la base dati contenente tutte le transazioni effettuate. Questo brogliaccio di operazioni monetarie, non è conservato nel libro mastro di un notaio o all'interno di un caveau di banca ma circola liberamente nel circuito peer-to-peer del bitcoin.

La particolarità è che ogni "blocco" che si aggancia alla catena conterrà informazioni riguardanti il blocco precedente. In questo modo si rende impossibile la "manomissione" della catena per appropriarsi fraudolentemente di denaro: ogni blocco è legato al precedente, ne conserva alcune caratteristiche peculiari e uniche.
Non c'è modo di "forzare" il meccanismo, di violarlo, di appropriarsi della catena per modificarla secondo i propri interessi...

Il bitcoin riporta lo "scambio" ad esprimere "sostanza". Un pò meno di quanto sia capace di fare il baratto ma un pò di più di quanto sia capace di fare il denaro classico o la Borsa.
Il valore d'uso ritorna ad essere "concreto".

L'anonimità delle transazioni è garantita dalla crittografia e dalla natura peer-to-peer del circuito in cui la moneta circola ma non è di molto superiore a quella dei contanti classici con i quali è (quasi) sempre possibile fare acquisti assolutamente anonimi e non tracciabili.

Quando Wikileaks cominciò a pubblicare documenti "scottanti", non furono pochi coloro i quali intesero voler versare un contributo economico alla fondazione. Essi però si dovettero arrendere davanti al fatto che intermediari come PayPal avevano bloccato le transazioni di denaro verso WikiLeaks adducendo come scusa la violazione da parte di quest'ultima dei termini di servizio.
Tutti sanno che il blocco fu in realtà "imposto" dal Governo degli Stati Uniti.
Se le donazioni fossero state fatte in bitcoin invece che in dollari la storia sarebbe andata molto diversamente: nessuno sarebbe stato in grado di tracciare il denaro destinato a WikiLeaks e nessuno sarebbe stato parimenti in grado di identificare i "donatori" nè di bloccare i conti di Assange e soci.

Ritengo sia difficile che un sistema del genere si propaghi su larga scala e in tempi brevi. Anzi c'è la fondata possibilità che non si propaghi affatto.
Vero è però che è l'ennesima dimostrazione concreta che il pepe al culo degli apparati di potere è possibile metterlo eccome... basta guardare alle azioni di repressione che si sono scatenate..
Quando l'establishment (in questo caso economico) si sente in qualche modo minacciato da una "entità" non direttamente controllabile cerca di imporre strumenti di restrizione e di censura in modo da riprendere il controllo di una situazione che altrimenti potrebbe definitivamente sfuggirgli di mano e lo fa cercando di terrorizzare l'opinione pubblica...

Tutti i tentativi (fruttuosi e non) di imbavagliare la rete Internet (ACTA, Decreto Agcom, etc.) sono stati portati avanti sotto il vessillo della lotta alla pedofilia, al terrorismo, alla pirateria informatica. Nessuno mai ha detto chiaramente (e come avrebbe potuto) che il vero fine è sempre stato semplicemente il "controllo dell'informazione".
Nulla di meno e nulla di più di quanto ampiamente previsto da George Orwell con il Ministero della Verità.
Anche qui, guarda caso, PayPal si affretta a bloccare (1 2) la vendita di bitcoin dopo averla autorizzata per ben due volte... e, guarda caso, due senatori statunitensi (Charles Schumer e Joe Manchin) cominciano a fare pressioni sulla DEA affinchè si prendano dei seri provvedimenti. Motivo: i bitcoin, data la loro natura anonima, potrebbero essere utilizzati per transazioni riguardanti materiali illeciti...

Si tratta probabilmente di due illuminanti esempi di quanto gli apparati di potere "tengano" al bene dei cittadini...
Azioni di forza la cui valenza "sociale" posso immaginare ma il cui significato profondo fatico a comprendere...

Eppure sono ben due gli economisti di alto livello ai quali mi ispiro già da un pò...

Il primo lo incontrai anni fa in un ufficio postale vicino casa: stava prendendo letteralmente a bastonate il vetro che lo separava dalla impiegata allo sportello. Non riusciva a capacitarsi di come la sua pensione fosse passata dalla cifra di 1.000.000 a quella di 500. Era incurante del contestuale cambio di valuta lira-euro ed era convinto che si stesse perpretando un furto ai suoi danni.
La storia gli sta dando ragione...

Il secondo ce l'ho in casa: è mio figlio di tre anni.
Mentre leggevo preoccupato articoli su articoli di giornale relativi ai crolli delle borse di tutto il mondo, lui seduto a terra giocava. Faceva correre una macchinina fino al battiscopa, la macchinina sbatteva, rimbalzava e ritornava indietro. Lui la riprendeva e la lanciava di nuovo con forza.
Al mio eccepire che in quel modo la macchinina si sarebbe rotta e sarebbe rimasto senza, lui, sicuro di sè, mi rispondeva: "Non fa niente, casomai ne compri un'altra...".
E forse è proprio questa la vera finanza creativa, la new economy.