La privacy ai tempi di Google

Dal 1° Marzo 2012 entreranno in vigore le nuove policy sulla privacy per i servizi di Google.
Già da un pò il gigante di Mountain View sta pubblicizzando gli (ormai) imminenti cambiamenti sia sulla home page del suo motore di ricerca che in mille altri modi.
Lo sforzo "divulgativo" è sicuramente degno di plauso. Siamo troppo abituati ai cambiamenti "nascosti" dei servizi web che quotidianamente utilizziamo per non apprezzare, per lo meno, questo tentativo di spacciare "trasparenza"...
Dico "spacciare" perchè, al di là delle dichiarazioni di facciata, al di là della colorata paginetta riassuntiva che hanno tirato su... è stata necessaria una bella letterina inviata da alcuni rappresentanti del Congresso americano per riuscire a ottenere notizie più precise in merito alla portata e al significato di tali cambiamenti.

A dire il vero le antenne non si sono rizzate solo negli Stati Uniti: Viviane Reding (membro della commissione giustizia della UE) ha sollevato il problema di fronte alle autorità europee ed è stata inoltrata formale richiesta ai capoccioni di BigG di "ritardare" l'entrata in vigore delle nuove policy in modo da poter "verificare" la loro conformità alle norme e ai regolamenti vigenti e le eventuali nuove implicazioni riguardo alla protezione dei dati personali.
La risposta di Mountain View si è concretizzata sotto forma di due di picche: impossibile spostare la data visto che più di 350 milioni di utenti sono stati già avvisati...

(Considerando il fatto che la Commissione Europea sta già investigando a proposito del motore di ricerca e delle campagne di advertising per individuare eventuali violazioni della legge antitrust... si prospetta una primavera davvero in fiore nel grande giardino del vecchio continente...)

Allo stato attuale Google contempla più di 60 documenti relativi alle policy sulla privacy.
L'utente ha la possibilità di scegliere anche in base a queste regole: quelle che disciplinano il servizio X mi stanno bene, le accetto e lo utilizzo, quelle che disciplinano il servizio Y, invece, non mi piacciono, non le accetto e mi rivolgo ad altri per quella determinata necessità.

Dal 1° Marzo in poi tutto sarà riunito in un unico documento che sarà valido per tutti o quasi i servizi (Chrome, Google Books e Google Wallet sono esclusi).
Va da sè che sarà nulla la possibilità di scegliere: se quelle condizioni non mi stanno bene per un determinato servizio non potrò utilizzare nè quel servizio nè nessun altro!

Google ha dichiarato che tale cambiamento è stato pensato per "migliorare" l'esperienza utente: le informazioni immesse su uno qualsiasi dei servizi offerti, infatti, saranno automaticamente disponibili in tutti gli altri.
Esempio banale: cerchi informazioni su dove comprare il biglietto del concerto di Mariano Apicella? In automatico, ad una successiva visita su youtube ti ritroverai la lista dei suoi video pronta ad essere esplorata!
Fantastico, no?

Condividendo tutti i tipi di informazioni immesse fra tutti i servizi messi a disposizione da BigG, si costruisce un profilo dettagliato di ogni utente in base all'utilizzo che questi fa di quei prodotti.
Questo mega profilo è chiaramente molto più (commercialmente) appetibile di quanto lo sia allo stato attuale. Tutti sanno che Google è una compagnia for-profit e tutti sanno che una delle sue maggiori fonti di guadagno è quella relativa alle campagne pubblicitarie (l'advertising).
È scontato che una campagna pubblicitaria mirata su uno specifico target promette di essere molto più remunerativa di una campagna pseudo-casuale.

Voler unificare le policy sulla privacy quando si parla di servizi così tanto diversi come ad esempio Gmail (contatti e comunicazioni assolutamente privati) e Google+ (social network) equivale a dimostrare - se mai fosse ancora necessario - che la vera attenzione non è nei confronti dell'utente ma dei suoi dati.
Non si parla di "persone" ma di "numeri" buoni per fare cassa.

Intendiamoci, nulla di nuovo sotto il sole, tutto rientra nei canoni dei consueti "rapporti" fidelizzanti caratteristici della "nuova era" che Internet sta vivendo in questi anni: viene offerto un servizio (o più di uno) che è gratuito solo in apparenza. Non si paga elargendo vil denaro ma elargendo la propria identità.
La conferma è che se non si vuole pagare non si può godere di determinati servizi.
Di gratuito non c'è assolutamente nulla.

In cambio della "trasparenza" delle politiche di trattamento dei dati personali, si chiede "solo" di poter acquisire tutte le informazioni che riguardano le nostre attività in rete, i nostri gusti, etc. per poterci fare soldi.
Gli affari sono affari...

Google ha voluto però precisare che non cambierà nulla: fare ricerche, guardare dei video su YouTube, scegliere un percorso su Google Maps, etc. saranno tutte operazioni che sarà ancora possibile svolgere senza la necessità di fare il login in un Google Account.
Questo però significa rigirare la frittata: l'utente non avrà più la possibilità di tenere aperto (ad esempio) il web client Gmail in un tab del browser e contemporaneamente fare delle ricerche, guardare dei video, etc. senza che le sue azioni e i suoi contatti vadano a finire in un unico grande calderone. Certo, potrebbe sempre aprire un altro browser e navigare lì. Ma sarebbe comodo? Quanti penserebbero ad agire in questo modo?
Molto pochi.

Quando Google afferma:

Le nostre nuove politiche sulla privacy mettono in chiaro che, se sei loggato, noi possiamo combinare le 
informazioni che tu hai fornito da uno dei nostri servizi con quelle provenienti da altri. In pratica ti 
tratteremo come un unico utente attraverso tutti i nostri prodotti, il che significa vivere un’esperienza 
più semplice e più intuitiva su Google.

non intende forse dire: "magari non raccoglieremo ancora più informazioni su di te di quanto abbiamo sempre fatto ma le... condivideremo in una maniera nuova!"?

L'unica cosa che credo sia incontestabile è che Google ha stabilito un primato che nessuno riuscirà mai a togliergli: è riuscito a dare un valore, una quotazione di mercato alla privacy utente su scala mondiale...
Quasi in contemporanea con l'annuncio relativo al cambiamento delle policy sulla privacy, infatti, è stata lanciata una nuova fantastica iniziativa: Screenwise!

Google is building a new panel to learn more about how everyday people use the Internet.

The new project is called Screenwise. 
As a panelist, you'll add a browser extension that will share with Google the sites you visit and how you
use them. What we learn from you, and others like you, will help us improve Google products and services 
and make a better online experience for everyone.

Alcuni hanno definito questa idea "non originale" visto che il mondo digitale ha già conosciuto una genialata simile: Bing Rewards! Quest'ultima però è un'iniziativa che riguarda solo gli Stati Uniti... Screenwise invece è alla portata di tutti!

Chi volesse aderire al progetto e cominciare a guadagnare costruendo un web migliore... non avrebbe che da installare una semplice estensione del browser Chrome e accettare che tutti i dati relativi alle sue attività online possano essere acquisiti da Google.
Facile!
Al momento della adesione verrebbero accredidati 5$ ai quali si aggiungerebbero altri 5$ ogni tre mesi di utilizzo per un anno. In totale: 25$!
E in tempi di crisi non son mica noccioline!!!
A proposito di noccioline: niente volgare denaro per i pagamenti bensì... favolosi buoni spesa (o gift card) per Amazon...!

Direi che il futuro comincia a sembrarmi più roseo...

Uno dei servizi migliori di Google a mio parere è Data Liberation.
Grazie ad esso è possibile esportare tutti i dati che si hanno sparsi fra le varie piattaforme (Youtube, Gmail, etc.) in un formato che aderisce agli standard, ovvero che permette di re-importarli facilmente altrove.
Anche in un nuovo account di Google...

Se proprio non si può (o non si vuole) tirarsi fuori del tutto dalla ragnatela viscosa di servizi che negli ultimi anni il gigante di Mountain View ha così generosamente elargito a tutti, quella di creare più identità (ad esempio una per i dati personali, una per quelli di lavoro, etc.) potrebbe essere una buona soluzione per "separare" le proprie attività online.

È una delle strade praticabili anche se farraginosa.
Forse Google avrebbe potuto (se avesse avuto davvero a cuore l'utente) preparare il terreno un pò meglio predisponendo, ad esempio, una funzionalità per "splittare" automaticamente i propri dati in una nuova identità.
Sforzo implementativo prossimo allo zero, interesse commerciale sotto lo zero.
Ergo ci si arrangia come si può...

Sembra che qualche simpaticone in giro per la rete abbia cominciato ad insinuare che "...quando non paghi nulla per qualcosa su Internet, significa che sei diventato tu il prodotto...".

Malpensante!!!