Agenzia per l'Italia Digitale, per un nuovo miracolo italiano

Dall'antica Roma in poi (minuto più, minuto meno) il nostro si è sempre distinto come paese "indietro". Siamo stati indietro per secoli, da un punto di vista civico, economico, infrastrutturale, etc.
Oggi, inevitabilmente, lo siamo anche da quello tecnologico.
Inseguiamo sempre, guardiamo con occhi ammirati quello che succede fuori dai nostri confini. Parentesi boom-economico a parte, l'Italia è un paese fermo da secoli.
L'abbiamo sempre menata vantando il nostro patrimonio artistico e culturale, ci siamo auto definiti la "culla della civiltà", solo che - è evidente - la civiltà ha smesso da parecchio di stare nella culla, ha imparato a camminare, anzi a correre, ed è scappata via da noi.
Questa è la ragione del nostro eterno affannarci a rincorrere: illuderci di star provando a rimetterci in pari.

Fare appello alla mera coscienza civica della "gente comune" per tentare una "risalita" è una battaglia persa in partenza: l'italiano medio è cromosomicamente tamarro ergo incapace di concepire idee adeguate al contesto difficile nel quale ci stiamo ritrovando a vivere.
I tamarri più sempliciotti sono quelli che si riescono a controllare, a tenere buoni semplicemente propinando loro massicce dosi di sit-com, serie tv, reality-show, talent-show, etc. Per i più sofisticati invece bastano tribune politiche, arene televisive, porte e portoni, quarti, quinti e sesti gradi e compagnia cantando.
Niente di troppo complicato insomma, nè per gli uni, nè per gli altri...
(I pochi sani di mente rimasti - gli eretici - si dedicano all'origami su carta riciclata).

Queste persone, oggi, hanno a che fare con la tecnologia. Sono consumatori di prodotti elettronici altamente evoluti e partecipano in un modo o nell'altro alla "vita digitale" intervenendo in forum, chat, scrivendo commenti sui blog, etc.
Sia i tecno-tamarri-sempliciotti che i tecno-tamarri-sofisticati sono convinti che Facebook, Twitter ed iPad siano state delle scoperte copernicane che hanno rivoluzionato, migliorandolo, il mondo.
La loro iconoclastia è popolata dalle immagini sacre di San Jobs, del Beato Zuckerberg e del Reverendo Gates.

Questi pii individui sono fondamentali per la sussistenza del nostro paese. Il solo loro esistere conferisce valore economico al bit.
La rantolante economia italiana morirebbe del tutto se essi non calcassero con grande presenza scenica i palcoscenici di quel teatro dell'assurdo che è diventato il mercato globale.
I tecno-tamarri, insomma, generano PIL.
Ed il PIL, si sa, sono millenni che riesce a muovere il mondo...

Non potendo contare su una scintilla che si accenda "dal basso" non ci resta che confidare nella politica e nelle menti eccelse che puntualmente spediamo sugli scranni a governarci.
Mica saranno tutti "tamarri" 'sti italiani, no?
Ecco, ai diversamente tamarri noi ci affidiamo con fiducia...
E devo dire che questi ultimi il loro sporco lavoro lo sanno fare più che bene, caspita. Altro che.
Di esempi se ne potrebbero fare tantissimi.
In questo post mi soffermerò su una vicenda che, vuoi per il periodo ferragostano, vuoi per le Olimpiadi o per le disavventure amorose della starlet di turno, giustamente è passata un pò sotto silenzio.
Cercherò molto umilmente di renderle onore, ma solo per poter testimoniare (se mai ce ne fosse bisogno) che possiamo davvero dormire fra due guanciali, che possiamo davvero goderci le nostre ferie senza leggere neanche un quotidiano o senza accendere tablet e pc alla ricerca affannosa di news: c'è chi veglia su di noi...

C'era una volta il tavolo polveroso di uno dei nostri tanti burocrati di governo.
Era polveroso perchè tutto andava bene e non c'erano pratiche da trattare.
Un brutto giorno su quel tavolo planò una busta tutta colorata. Al suo interno un rimprovero ufficiale della Comunità Europea: l'Italia (enfasi: la nostra amata Italia) risultava fosse indietro (e quindi soggetta a sanzioni) rispetto ai dettami comunitari a proposito di... "Agenda Digitale"!
Nel leggere tali parole a quel burocrate quasi venne un coccolone: "Azzo!", pensò (e lo avrei pensato anch'io), "Che strapiffero mai sarà codesta Agenda Digitale? Non si chiamava Agenda Elettronica?".
Consultata Wikipedia e chiarito l'equivoco terminologico, smaltita la stizza per l'ennesima falsità che l'Europa ci addebitava, si invocò un urgente ed immediato intervento politico.
E la politica intervenne.
Eccome se intervenne!
Come da nostra antica ed imperitura tradizione, fu istituita una commissione parlamentare, nominati dei consulenti, richieste perizie, promossi studi di settore, consultati analisti, convocati sondaggisti, interpellati fisioterapisti ed antennisti fino a che...
(rullo di tamburi...)
si assistette a questa mirabolante cronologia di avvenimenti epocali:

  • 1993: nascita dell'AIPA, (Autorità per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione)
  • 2000: nascita della RUPA (Rete Unitaria per la Pubblica Amministrazione)
  • 2003: soppressione dell'AIPA e della RUPA e nascita del CNIPA (Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione)
  • 2006: nascita dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione
  • 2009: soppressione del CNIPA e nascita del DigitPA (Ente nazionale per la Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione)

In pochi anni, un bailamme di nuovi organismi governativi aventi fine praticamente identico: riorganizzazione, ammodernamento e informatizzazione di quel mostro burocratico che è la Pubblica Amministrazione italiana.
Una assegnazione, riassegnazione, accentrazione, decentrazione, moltiplicazione di competenze, incarichi, poltrone...
In perfetto classico "Italian style".
Per carità, in un periodo di forte cambiamento sociale ci sta pure che le idee possano riformularsi, ci sta pure che nuove esigenze portino a modifiche sostanziali ma... perchè non mantenere UN solo ente e plasmarlo, adattarlo, aumentando/diminuendo/modificando compiti ed attribuzioni invece di fare tutto 'sto casino?
Perchè reinventare ogni volta la ruota?

Per fortuna questo (finto) cataclisma terminò allorquando lo scenario politico drammaticamente cambiò.
Successe durante la cosiddetta "era bungabunga-zoica": i diversamente-tamarri furono "gentilmente" invitati ad occuparsi semplicemente di scaldare le comode poltrone del parlamento. Al loro posto l'Italia (enfasi: la nostra amata Italia) vide apparire all'orizzonte il Conclave dei Professori!
Finalmente delle persone serie, finalmente dei tecnici, perbacco!!

All'alto scranno dell'Innovazione Tecncologica ascese un gentil signore che di nome faceva Corrado ma il cui cognome ricordava (ahi, destino canaglia!) proprio ciò che aveva distrutto il governo precedente... (STFW se proprio non ci arrivi...)
Agli stolti parve che tutto era cambiato perchè nulla cambiasse...
Maldicenze...

Il gentil signore, d'accordo col capo del Governo e col beneplacito trasversale delle riposanti forze politiche, attraverso il Decreto Sviluppo, sancì la soppressione di DigitPA e dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione.
Basta sprechi, dannazione!!!
Al loro posto nacque una nuova, mirabolante creatura: l'Agenzia per l'Italia Digitale!
E questa è storia contemporanea.
In essa sono stati convogliati sia i compiti dei su citati organismi soppressi (con qualche piccola/grande aggiunta a seguito del solito emendamento) che il personale che vi lavorava... (ma... solo per quel che riguarda i collaboratori! Mica è pensabile - seppur in un periodo di crisi economica e di contrazione della spesa pubblica - che si possa perdere una collocazione più remunerativa...)

Al Capo del Governo, al Ministro dello Sviluppo Economico, a quello dell'Istruzione e a quello della PA è demandato il compito di nominare il super-mega direttore generale, scelto tenendo in conto qualifiche professionali e comprovata esperienza nel settore dell'ICT...
(Rabbrividisco... di gioia solo al pensarci...)

Ma non è finita qui... giusto per razionalizzare al meglio, è prevista l'istituzione anche di un Comitato (e te pareva...) composto da un rappresentante per ciascun ministero di quelli su elencati più altri due soggetti nominati dalla Conferenza Unificata.

Il tutto sempre tenendo a mente che è già operativa la "Cabina di Regia" per l'Agenda Digitale Italiana, avente il compito di "definire la strategia italiana per attuare gli obiettivi definiti nella Comunicazione europea all'interno della Strategia EU2020."

Fosse stato ancora vivo, Alessandro Manzoni avrebbe scritto:

"Così esultante e attonito lo stivale al nunzio sta,
muto ammirando l'ultima perla della politica geniale...
nè sa quando simil opra di ingegno immortale
a risollevar le patrie sorti nuovamente verrà!"


Beh, l'Agenzia per l'Italia Digitale è un qualcosa di davvero rivoluzionario, la pietra focale della nostra rivincita sociale, economica e tecnologica...
Genio e fantasia non sono certo mancati e neanche la creatività... non c'è che dire... però... forse qualche piccolissima domanda si potrebbe comunque porre...
Ad esempio: dov'è il piano di spesa? Da dove si prenderanno i soldi? Come si spenderanno? Per far cosa? Che investimenti sono previsti? Secondo quale... agenda?
Oppure: che ne è stato dei tecnici? È follia pensare che per gestire una materia "tecnica" siano più indicati dei "tecnici"? Dove sono? (Non se ne vede traccia nè nel decreto sviluppo, nè negli emendamenti).
O ancora, visto che il fine è quello di contenere gli sprechi, di tagliare i rami secchi, di razionalizzare le risorse, di innovare e modernizzare la Pubblica Amministrazione... che stracacchio c'entra l'ennesima pletora di funzionari ministeriali piazzati lì a collezionare l'ennesimo incarico?

Pochi giorni fa, spaparanzato sotto l'ombrellone, ho adocchiato un tale addormentato con una copia di una fichissima rivista tecno-tamarra-digitale a coprirgli il viso. Agendo fulmineamente me ne sono appropriato sostituendola con una copia di novella 458495 gentilmente prestatami da quella pettegola della vicina d'ombrellone e mi sono messo avidamente a sfogliarla (la rivista, non la pettegola).
Guarda guarda c'era proprio un articolo che parlava di Agenda Digitale Italiana...
Ho apprezzato molto la sintesi relativa ad alcuni dei suoi obiettivi:

  • 2 Mbit di banda larga in tutta Italia entro il 2013. Entro il 2020 50 Mbit a tutti e 100 Mbit a metà popolazione
  • € 1.000.000.000 (un miliardo di eurozzi) per progetti di innovazione
  • ebook a scuola e riforma dei modelli didattici
  • campagne informative a gogo per spiegare i vantaggi di Internet sia nel pubblico che nel privato
  • carta nazionale dei servizi
  • agevolazioni e sconti fiscali per ecommerce e utilizzo della moneta elettronica

Ho apprezzato meno che in calce alla lista non ci fosse una didascalia recitante: "Tutte cazzate" o "Scemo chi ci crede" o qualcosa del genere.

Detto articolo, dopo aver sottolineato con forza la necessità impellente di eliminare il digital divide entro il 2013... e di eliminare del tutto la carta nella PA (ma anche quella igienica?), si concludeva con la citazione di una perla del compianto martire San Jobs: "Meglio pirati che entrare in marina".
Non significa una ceppa di per sè, non significa una emerita ceppa nel contesto dell'articolo ma l'ha detta Steve Jobs, ecchecazzo!

La cosa tranquillizzante è stata leggere il nome dell'autore del capolavoro: alto esponente del MISE (MInistero per lo Sviluppo Economico), burocrate incallito, già in sella nei governi passati perchè amico di amici degli amici, non-tecnico, voluto dal ministro in carica nella cabina di regia della neonata Agenzia per l'Italia Digitale...

Agli inizi degli anni '80 mamme, nonne, zie (ma anche papà, nonni e zii) impazzirono per l'arrivo sugli schermi televisivi delle prime telenovelas brasiliane (strumenti primordiali volti ad una rozza lobotomizzazione mediatica di massa, oggi tecnica mirabilmente affinata).
Noi ragazzini impazzimmo invece per Drive In di Antonio Ricci, per le curve delle signorine (progenitrici delle moderne veline) che in quel programma ancheggiavano e per Enrico Beruschi e sua moglie Margherita i quali, all'interno di Drive In, misero in scena una parodia proprio di quelle telenovelas.
Il titolo?
Una brutta fazenda!