Decreto sviluppo, il Software Libero frainteso per legge

L'utilizzo di parole "corrette" non è sempre necessario.
Non sto parlando del rispetto di congiuntivi, pronomi o verbi (quello sì obbligatorio pena l'intelligibilità di quanto si scrive o si dice...), ma di utilizzare una parola piuttosto che un'altra al posto e al momento giusto.
In questo blog ad esempio - e già "blog" per definire questo spazio in sè è "parola sbagliata", visto che trattasi di "spazio digitale indefinito e di dubbia utilità" - si fa largo uso di parole "scorrette".
Si usano parole scorrette sia da un punto di vista formale (se non usassi termini come "tecno-tamarri", "pitechi" e "smutandate" mi addormenterei scrivendo), sia da un punto di vista sostanziale (si descrivono certe situazioni in maniera un pò forzata, grottesca e spesso si calca un pò la mano).

Alla radio, in tv, per strada, c'è tantissima gente che con le parole gioca e inciampa (certo magari non sempre in maniera del tutto volontaria...) e si trovano delle chicche mica male anche in riviste e quotidiani (ma lì si chiamano "refusi di stampa"...).

La cosa positiva è che, nel 99% dei casi, in tutti questi contesti l'uso di parola "scorretta" piuttosto che "corretta" non fa male a nessuno. Uno strafalcione in più o in meno, una parola detta a sproposito piuttosto che a proposito, alla fine, non è tutto questo dramma.
Si sopravvive lo stesso.

Ci sono degli ambiti però nei quali utilizzare correttamente le parole è una necessità ed un obbligo, non solo da un punto di vista prettamente morale.
Magistrati, avvocati o semplici matricole di giurisprudenza sanno bene, ad esempio, quanto sia fondamentale l'uso di parole precise, "corrette", all'interno dei testi legislativi.
Piaccia o no ai nostalgici di Bakunin, le leggi riguardano la vita di noi tutti, la "regolano". Per questo devono essere "chiare", "inequivocabili".
Si tratta di cautelare i nostri culetti.
Non so voi ma io al mio ci tengo eccome, guai ad essere poco chiari quando si parla di qualcosa che lo riguarda...

Ahimè però non va sempre come dovrebbe. Anche le leggi talvolta peccano riguardo ad un corretto uso terminologico. E per i nostri culetti sono problemi...
Il che non mi piace affatto!

In questi giorni si fa un gran parlare dello strapompatissimo decreto sviluppo, ovvero di quella serie di norme legislative promulgate dal Governo, volte a rilanciare la morente economia italiana.
Uno dei motivi di affossamento della nostra economia è stato individuato in quel mostro burocratico che è la Pubblica Amministrazione, affossata e paralizzata da un'organizzazione di stampo arcaico, da procedure amministrative farraginose, da sprechi, scabbia, malaria, peste bubbonica, etc.
Almeno, così dicono...

Ecco che quindi il decreto sviluppo si propone di intervenire con decisione nei confronti della PA, prevedendo riammodernamento, informatizzazione, snellimento, per mezzo... dell'istituzione di nuovi organismi burocratici, di nuove nomine (a quanto pare sempre di tipo clientelare), di nuovi comitati, organismi di controllo, etc.
Giusto per razionalizzare le procedure, le risorse e, soprattutto, diminuire gli sprechi...
Ma di questo ho di recente già straparlato.

Si diceva dell'importanza della "parola corretta".
All'interno del decreto sviluppo è stata introdotta una modifica al comma 1 dell'articolo 68 del codice dell'amministrazione digitale.
Questa modifica sta sollevando cori di giubilo in tanti angoli della rete.
L'entusiasmo è palese sia in articoli dettagliati pubblicati all'interno di siti specializzati, che nei semplici tweet e dent che si leggono in giro in queste ore.

Questo il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale:
 



Il comma 1 dell'articolo 68 del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, è sostituito dal seguente:

«1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:

  1. software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;
  2. riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;
  3. software libero o a codice sorgente aperto;
  4. software combinazione delle precedenti soluzioni.

Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l'impossibilità di accedere a soluzioni open source o già sviluppate all'interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, è consentita l'acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso.

La valutazione di cui al presente comma è effettuata secondo le modalità e i criteri definiti dall'Agenzia per l'Italia Digitale, che, a richiesta di soggetti interessati, esprime altresì parere circa il loro rispetto». ))



Da quello che si può leggere quindi se il Comune di Monte Pidocchio dovesse avere bisogno, ad esempio, di un software che gestisca la turnazione del personale, esso dovrebbe individuare diversi prodotti e fra questi scegliere quello più vantaggioso, dopo averli comparati da un punto di vista tecnico ed economico.
I criteri di questa comparazione sono determinati dall'Agenzia per l'Italia Digitale.
A quest'ultima il Comune di Monte Pidocchio può anche chiedere di esprimere un parere riguardo al rispetto dei su menzionati criteri.

Prima osservazione:
il decreto è già in vigore, l'Agenzia per l'Italia Digitale invece è ancora in alto mare sia a livello organizzativo (ad esempio non è stato ancora nominato il suo Direttore Generale) che a livello operativo (come vengono determinati i criteri? Secondo quale logica? Secondo quali regole?).
Il tutto comporta che il Comune di Monte Pidocchio oggi potrebbe trovarsi davanti alla spiacevole circostanza di essere obbligato per legge a seguire un iter nei confronti di un ente che al momento esiste solo sulla carta.

Seconda osservazione:
il punto (c) della modifica parla di "software libero o a codice sorgente aperto".
E qui si apre un mondo...
Il testo, così come è scritto, sembrerebbe star proponendo una alternativa, una possibilità di scelta tra due realtà che sono (come alcuni sapranno) assolutamente diverse.
In questo caso però manca del tutto un riferimento certo alle definizioni di Software Libero e di Open Source.
Insomma, il Dott. Avv. Ing. Capodicozzo, sindaco del Comune di Monte Pidocchio, al leggere il punto (c) di quel comma è molto probabile che finisca per chiedersi: "Azz... e che sono 'ste cose?"
A quali definizioni potrà mai fare riferimento in totale "sicurezza" nei confronti della legge?

Terza osservazione:
il testo continua così: "Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l'impossibilità di accedere a soluzioni open source o già sviluppate all'interno della pubblica amministrazione è consentita l'acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso".
Qui addirittura si è del tutto segato il Software Libero...

Viene da supporre, quindi, che "software libero o a codice sorgente aperto" non significhi:
"software libero oppure a codice sorgente aperto"...
bensì:
"software libero detto anche a codice sorgente aperto"... (fine politichese?)
Ma allora perchè, giusto un paio di righe dopo, si parla invece di Open Source che è cosa ben diversa?
Richard Stallman scrive: "La definizione ufficiale di software open source si basa solo sulla licenza del codice sorgente, mentre i nostri criteri considerano anche se un dispositivo vi permetterà di eseguire o no la vostra versione modificata di un programma."

Quarta osservazione:
per quello che prevede la legge, il Comune di Monte Pidocchio può affidarsi a software proprietario "Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l'impossibilità di accedere a soluzioni open source o già sviluppate all'interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore".
Sorvolando su quanto già detto a proposito dei criteri di valutazione, al momento inesistenti, dettati dall'Agenzia per l'Italia Digitale, salta all'occhio come il fine di tutto il discorso sia contenuto nelle paroline "ad un prezzo inferiore"...
Se il software X costa meno rispetto al software Y, indipendentemente dalla sua licenza d'uso, è quello più indicato ad essere acquistato.
Evidentemente il legislatore dimentica che, accanto alla sacrosanta esigenza del risparmio economico, ci sono quelle della trasparenza, dell'affidabilità, della piena ed incondizionata disponibilità di un bene acquistato in nome, per conto e al servizio dei cittadini.
Tutto questo il software proprietario non può garantirlo, ergo sarebbe da scartare a priori a meno che sul mercato una alternativa libera proprio non esista.
Il costo è sì importante e deve essere tenuto in conto, ma non può certo essere elevato ad elemento decisivo al momento di scegliere.

Quinta ed ultima osservazione:
" è consentita l'acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso."
Visto che non se ne fa menzione a proposito di software non-proprietario, viene da pensare che il legislatore voglia far passare il concetto che alla licenza d'uso si faccia ricorso solo in caso di software proprietario...
E la cosa non è da sottovalutare a parer mio.
A quanto sembra, ad esempio, il sindaco di Monte Pidocchio è molto sensibile davanti a regolamenti/norme/licenze... questo sottinteso o appena accennato riferimento ad una sorta di garanzia di affidabilità, secondo me, potrebbe fargli balenare in testa che una cosa sia più sicura, protetta, migliore dell'altra....
Quella frase, insomma, è fuorviante, stimola una visione distorta della realtà.
Mi perdonino i giuristi ma credo che questo, in un un testo legislativo, dovrebbe a tutti costi essere evitato.

Insomma, per come la vedo io, non c'è nulla di che gioire o di che esultare.
Non riesco a notare nessuno "scatto", nessun "passo avanti" della Pubblica Amministrazione. Mi sembra piuttosto che si stia creando ancora più confusione a scapito di uno snellimento e di una trasparenza che tutti auspicavano ma della quale non si vede proprio traccia.
Forse tutto questo vuole essere anche un contentino politico a quei pochissimi che in un modo o nell'altro avevano arricciato il naso davanti ad un certo tipo di accordi da parte di sedicenti paladini della libertà digitale.

I dubbi che si stanno seminando mi sembra siano parecchi, così come parecchia credo si rivelerà la confusione al momento di dare applicazione concreta a norme scritte in questa maniera.
L'unica cosa che mi consola è che però una certezza, per quanto mi riguarda, c'è: in tutti questi anni non ci ho proprio capito una mazza!
Ero convinto che: "Software coperto da GPL" facesse riferimento alla "Gnu Public License"...
È evidente invece che significava semplicemente: "Materiale altamente infiammabile, tenere lontano dalle fonti di calore"!

GNUrant!