C'è una notizia che sta suscitando clamore in questi giorni in rete: Twitter, la famosa piattaforma di microblogging, ha annunciato sul proprio blog che comincerà a eliminare determinati contenuti utente su base nazionale.
In soldoni: se Pincowski Pallinovic, cittadino russo, twitta che a Vladimirone nostro puzzano i piedi... Twitter accorre solerte e rimuove quel messaggio sovversivo ma solo in Russia.
In altre parti del mondo invece no, esso continuerà ad essere visibile.
Le ragioni a sostegno di tale decisione derivano (così almeno si dice in quel post) dalla necessità di tenere in conto le "regole" che vigono in determinati angoli di mondo. Si cita la situazione tedesca, ad esempio, per quanto riguarda la necessità di essere in grado di rimuovere eventuali messaggi filo nazisti...

Trattasi ovviamente di censura però reattiva, pronta, immediata e trasparente!
Alleluja.
La voglia e la smania di entrare in certi tipi di mercato o per lo meno di incassare il compiacimento di governi non proprio inclini alla libertà di espressione e di opinione (inclusa anche la nostra italietta perchè no) fa compiere un passo falso clamoroso ad una piattaforma diventata sempre più popolare negli ultimi anni, da poco insignita del titolo di paladino delle libertà in seguito ai moti insurrezionalisti dell'ultima primavera araba.
Quanti hanno inneggiato a Twitter in quelle occasioni? Quanti hanno sparso miele sulla potenza di certi strumenti e su quanto essi siano capaci di rendere libera la rete?

E adesso il colpo basso...
Lo sdegno galoppa veloce in queste ore come sempre succede quando, in quel grande cortile globale che sembra essere diventato Internet, una zitella qualsiasi grida allo scandalo: stanno censurando la rete!!!
Ma va?
Ma quando, adesso?
Azz non me n'ero accorto...

Che il web sia censurabile come qualsiasi altro media è una verità che a quanto pare fino ad oggi è stata chiara solo ad una piccolissima percentuale di persone. Ad una percentuale ancora minore è stato anche chiaro che la "censurabilità" è una caratteristica che non deriva affatto dalla buona fede di questo o di quel gestore di contenuti (il bisinèss è bisinèss) ma piuttosto dalla "natura" dello strumento informatico utilizzato.
Mi riferisco ovviamente a tutto ciò che è basato su software proprietario.

Inutile sottolineare che il codice di Twitter è proprietario.
È impossibile studiarlo e modificarlo, impossibile installarlo su un proprio spazio web per poter pubblicare tutti i contenuti che si desidera. Impossibile decentralizzare il servizio.
Tutto è ospitato dai server messi a disposizione da Twitter il quale ha pieno potere su contenuti e relazioni fra utenti.

La pappardella riguardante la valenza etica e l'importanza sociale di poter disporre di software il cui codice sia "free as in freedom" credo che abbia finito per stancare. Sta cominciando a stancare pure me il riproporla ogni volta.
Per lavoro e per hobby uso solo software libero. Mi basta, mi piace e lo trovo di gran lunga superiore a quello proprietario.
Non sono nè su Facebook nè su Twitter che continuo a considerare due tra le più grandi offese all'intelligenza umana e alla decenza. Insomma, in teoria la mossa di Twitter non potrebbe far altro che lasciarmi indifferente: chi se ne frega se milioni di imbecilli si ritrovano nella condizione di dover subire un trattamento del genere. Peggio per loro.
E invece la cosa mi sta colpendo, sta "disturbando" la mia quiete e quando il mondo semplice di uno gnurante viene scombussolato, quando gli equilibri saltano...
Il filosofo Tonino Carotone direbbe: "È un mondo difficile: vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto".
Già, futuro incerto...

L'annuncio di Twitter ha scatenato nel giro di poche ore un vespaio furibondo. Come se fosse stato violato un codice etico che di fatto non è mai esistito da nessuna parte. Come se fosse stato violato un accordo mirante alla protezione dei contenuti pubblicati. Neanche quell'accordo è mai esistito.
Quanto dovrà passare ancora perchè la gente cominci a dotarsi di un pizzico di buon senso e di disincanto? Quanto perchè la gente si convinca a considerare TOS e licenze non più come un fastidioso popup da confermare in fretta per poter cominciare a spippolare subito col nuovo giocattolo, ma come qualcosa di estremamente serio che merita massima attenzione e considerazione?

Ebbene sì questa vicenda mi provoca malessere e non (ripeto) per la violazione di questo o quel diritto a proposito di una qualunque piattaforma proprietaria. A quello ci sono abituato, non mi sorprende. Mi provoca malessere perchè sto accorgendomi della vera deriva della cosa, della vera conseguenza negativa: la migrazione in massa di una marea di twittomani incalliti su identi.ca...
Cazzo gente, questo sì che è grave... altro che censura!

In Italia si sono innescati dei meccanismi a dir poco tragicomici...
Ad esempio è bastato questo piccolissimo commento del signor (collettivo) Wu Ming:

Ricordiamo che noi abbiamo un profilo (finora trascurato) su identi.ca t.co/4F4AWhXR che presto potrebbe tornare buono :-)

e questo minuscolo chiarimento:

@Tengu86 che è una via di fuga nel caso su Twitter la situazione si faccia sempre meno praticabile.

per scatenare la bagarre!
E sì, perchè anche il signor (collettivo) Wu Ming come tanti suoi colleghi intellettuali (si pensi a Lapo, Bobo Vieri, Lady Gaga, etc.) ha un account su Twitter... e spopola pure!
Circa 14000 followers che pendono dai suoi cinguettii... mica noccioline!

Che si fa adesso? Cribbio, direbbe il Profeta. Aspè prima un pizzico di paraculismo:

E’ che si continua – e noi in questo abbiamo un… concorso di colpa – a ragionare come se noi fossimo in primo luogo degli
attivisti, mentre il nostro attivismo – che è politico *in quanto* culturale e letterario – non può essere sganciato dal 
nostro essere scrittori. Senza i nostri libri, senza il nostro lavoro letterario, noi non siamo niente. E un narratore fa 
il suo lavoro narrando, non ha alcun obbligo di “presidio” o di ronda democratica nel cyberspazio. Certo, può sentirsi di
intervenire, di contrastare, di smontare un certo frame etc., ma solo finché quest’intervenire rispetta *lo specifico del 
suo lavoro culturale e di narratore*. Se invece va a suo detrimento, ha il dovere di raddrizzare la rotta e cambiare 
condotta.

E i followers entrano in fibrillazione...

Minchia qui il "frame" sta crollando, c'è puzza di "detrimento", bisogna cambiar condotta se no non si raddrizza... la rotta...
Si ma come? Si ma dove? Aaaaaalt! Trovato: identi.ca!!! Woooooow!!!
Sì dai, andiamo tutti su identi.ca... no no no... non fra un pò, adesso! Presto, prima che le cesoie della censura ci evirino... dai, tutti su identi.ca... ma aspetta un attimo... che cazzo è 'sta identi.ca?
Ah è come Twitter? Allora è perfetto... ma... così perdo i miei followers, no sai sarebbe un peccato... vabbè però si deve far qualcosa andiamo e basta... si ok però mi tengo i followers non si sa mai, magari riesco anche a scambiare qualche doppione e a procurarmi la sambenedettese, Gian Frisco della Pro-Porcelli e un quarto di Van Der Strombatz che fa sempre comodo... Abbasso la censura! Tutti su identi.ca...


Un delirio. Una torma di pazzi scatenati che si fionda nei placidi territori identichiani fino a poco prima frequentati da quattro tranquilli ottuagenari che solevano scambiarsi pareri su colle per dentiere, pannoloni e terminali a caratteri verdi...
Poveracci però... così all'improvviso tutta 'sta confusione...
A me ad esempio son venute le palpitazioni! Ragazzi ho un'età, bisogna andarci cauti...

Dallo sbarluccicante paradiso del neurone colto, dal profumato eden della sinapsi erudita gli italici intellettualoidi sbarcano su coste abitate da indigeni, da buzzurri... da quegli stessi gnuranti che (non tanto tempo fa) proprio Wu Ming ha sbertucciato tacciandoli di autoreferenzialità. La loro colpa? Puntualizzare spesso che davanti alla parolina "Linux" è il caso di mettere "GNU"...
Sbarcano con lo status di profughi digitali. Arrivano, indottrinati dal fanta-guru del momento, per sfuggire ad una censura che "di fatto" c'è sempre stata...
Come in tutte le piattaforme proprietarie!
Ma davvero non se ne sono mai accorti? Oh stelline...

Forse non è ancora chiaro che Twitter (così come Facebook, Google e compagnia bella) sono "aziende" private. Il loro fine è il guadagno, il lucro. Offrono servizi (apparentemente) gratuiti ma fanno mercato. Se questo mercato vogliono "allargarlo" o per lo meno non rimanerne tagliati fuori devono sottostare alle legislazioni degli stati nei quali operano altrimenti... si chiude!
Nei TOS che devono essere accettati per usufruire dei loro servizi è esplicitato chiaramente che dati e contenuti non appartengono agli utenti, appartengono a loro.
Dov'è la sorpresa? Dov'è lo scandalo?

Wu Ming e i suoi 14000 followers hanno deliberatamente accettato quelle condizioni. Probabilmente in quel momento era molto più importante aderire al tool-più-trend del momento che fermarsi un attimo a riflettere... ma questo è un male (digitale) comune.
Anche i geniacci che su Megaupload avevano conservato tonnellate di gigabyte di loro materiale non hanno minimamente pensato: "e se domani...". Adesso sono tutti in fibrillazione elemosinando assistenza legale alla EFF o similari per provare a salvare il salvabile prima del mega purge (da parte delle autorità) di tutto ciò che in quei server è conservato.

Tutto ciò cosa significa? Che la censura è giustificata solo per il fatto che si sta parlando di "privati" e di "lucro"?
Affatto!
La censura è sempre una barbarie. Il controllo di pochi sulle "vite" di tanti è proprio di epoche oscurantiste. E quella nella quale viviamo non è tanto migliore di altre.
La cosa che dovrebbe far più riflettere però è l'ottusità della gente che si ostina a non voler guardare a più di un palmo dal proprio naso.
E non importa che si parli di gente comune o di intellettuali: la cecità digitale colpisce proprio tutti.

Con una differenza importante tra le due categorie: l'uomo comune bestemmia, impreca e maledice gli accrocchi elettronici al momento in cui "perde" qualcuna delle sue comodità. L'intellettuale invece è difficile che faccia ammenda, tronfio com'è dello status "sociale" che faticosamente s'è ritagliato.
Guai ad ammettere di avere agito da pirla e di essersi tirato dietro (anche se probabilmente in buona fede) un buon numero di sprovveduti.

All'uomo della strada il messaggio che arriva è che alla fine... l'importante è cercare di fare sempre tendenza.
L'importante è non perdere i followers...
E questa credo possa essere considerata l'ennesima gran vittoria di certo movimento intellettuale.

Comincia a far puzza in questa parte di mondo... quasi quasi apro un account su Twitter.



P.S.
La mossa di Twitter non è un caso isolato: con molto meno clamore anche Google ha deciso di ricorrere alla censura su base nazionale.
Solo che non ha sottolineato la cosa pubblicamente ma ha soltanto cambiato con discrezione i termini del servizio.
Quando c'è la delicatezza...